Intelligenza Artificiale ed evoluzione sociale

di | 19/01/2024

L’Intelligenza Artificiale, un campo un tempo relegato ai confini della fantascienza, si sta ora materializzando in modi che superano le aspettative. L’interazione con l’AI, che si manifesta attraverso dialoghi, scritti, o la creazione di immagini fotorealistiche, svela sia le sue immense potenzialità sia le sue inquietanti capacità distopiche. La capacità dell’AI di superare esami in ambiti complessi come il diritto e la medicina solleva interrogativi sull’eventualità di un’evoluzione al di fuori del controllo etico umano.

Tuttavia, osservando l’AI con una visione che combina l’analisi tecnica e quella sociologica, emergono le sue implicazioni sociali. In questo contesto, il discorso sull’AI diviene uno spettacolo, un paravento che distoglie l’attenzione dalle sue reali implicazioni e dalle prospettive future.

Analisi più approfondite mostrano come l’AI sia profondamente intrecciata con le relazioni sociali. Esiste una doppia illusione: l’AI è rappresentata come una forma di cognizione, basata su un’errata comprensione della mente come entità computazionale. In realtà, l’AI deriva dalla matrice sociale esistente, utilizzando concetti operativi come ottimizzazione, strati, vettori e funzione di perdita.

Le conseguenze sociali dell’AI includono la “violenza algoritmica”, che spazia dalla violenza simbolica agli interventi predittivi. Questa violenza si manifesta in vari modi, dal rafforzamento delle disuguaglianze istituzionali alla rappresentazione nascosta dei bias e delle credenze umane.

La violenza algoritmica si estende oltre la mera violenza simbolica, toccando interventi predittivi che possono avere effetti concreti e spesso distruttivi. Questo fenomeno è evidente nel rafforzamento delle disuguaglianze istituzionali, dove l’AI, piuttosto che agire come un equilibratore, spesso amplifica e perpetua le preesistenti divisioni sociali. Ad esempio, uno studio condotto dall’Università di Harvard nel 2019 ha dimostrato come gli algoritmi utilizzati nel sistema sanitario americano fossero implicitamente pregiudizievoli contro i pazienti di colore, assegnando loro risorse inferiori rispetto ai pazienti bianchi con condizioni simili.

Inoltre, l’AI porta con sé una rappresentazione nascosta dei bias e delle credenze umane. Gli algoritmi, pur presentati come oggettivi, sono spesso intrisi di pregiudizi inconsci degli sviluppatori o dei dati su cui sono addestrati. Uno studio pubblicato su “Nature” nel 2021 ha rivelato che i modelli di riconoscimento facciale mostravano un tasso di errore significativamente più elevato per i volti femminili e non bianchi, rispecchiando e amplificando i pregiudizi razziali e di genere.

Questi problemi sono ulteriormente esacerbati dalla mancanza di trasparenza e di responsabilità in molti sistemi AI. La “caixa preta” (scatola nera) dell’AI, termine utilizzato per descrivere la natura opaca dei processi decisionali algoritmici, rende difficile analizzare e correggere queste distorsioni. Come osservato in uno studio del MIT del 2020, senza una chiara comprensione di come gli algoritmi arrivano alle loro conclusioni, è quasi impossibile mitigare i loro effetti nocivi sulla società.

La violenza algoritmica, quindi, non si limita a un effetto collaterale indesiderato dell’AI, ma rappresenta una sfida fondamentale che deve essere affrontata per garantire che il progresso tecnologico proceda in modo equo e giusto. È essenziale un impegno costante nella ricerca e nell’elaborazione di politiche per identificare, comprendere e mitigare questi effetti nocivi, al fine di orientare l’AI verso un futuro più equo e inclusivo.

Invece di futuri fantascientifici, l’AI può portare al ritorno delle relazioni industriali del XIX secolo e alla dissoluzione dei contratti sociali del dopoguerra, in quanto vengono a mancare gli elementi di trattativa sociale legati al valore del lavoro. L’analisi sociologica dell’AI deve essere radicata nella sua materialità.

Per mitigare i rischi che l’Intelligenza Artificiale (AI) diventi uno strumento di potere concentrato nelle mani di pochi, è fondamentale orientare la ricerca e l’azione verso obiettivi socialmente responsabili. Questo approccio richiede di posizionare al centro degli sforzi di sviluppo dell’AI non solo l’avanzamento tecnologico, ma anche il benessere collettivo e la giustizia sociale.

Una ricerca del Massachusetts Institute of Technology (MIT) del 2021 ha evidenziato l’importanza dell’etica nell’IA, suggerendo che l’incorporazione di obiettivi sociali nel design degli algoritmi può ridurre significativamente i pregiudizi e migliorare l’equità. Questo studio enfatizza come un approccio centrato sull’etica possa portare a sviluppi tecnologici più armoniosi con i valori umani.

Inoltre, un sistema tecno-sociale conviviale, che si bilancia con il suo ambiente, può essere realizzato solo attraverso un coordinamento che inizi con l’autonomia dal basso. Uno studio dell’Università di Stanford del 2022 ha sottolineato l’importanza della partecipazione della comunità nella creazione di tecnologie AI, mostrando come le soluzioni guidate dal basso possano risultare più efficaci nel rispondere alle esigenze reali della società e nel promuovere l’equità.

L’approccio di sviluppo di un apparato tecno-sociale alternativo non dovrebbe limitarsi a un’analisi sociologica dei danni potenziali dell’AI. Invece, come suggerito da un report del 2023 dell’Università di Oxford, la sociologia dovrebbe giocare un ruolo guida nel modellare il futuro dell’AI. Questo richiede un’integrazione tra la comprensione tecnica dell’IA e la consapevolezza delle sue implicazioni sociali, economiche e culturali.

Il report di Oxford enfatizza la necessità di un approccio olistico che tenga conto delle diverse dimensioni dell’impatto dell’AI. Questo include la considerazione di come l’AI influenzi l’equilibrio di potere nella società, le dinamiche di lavoro, le questioni di privacy e sorveglianza, e il modo in cui può essere utilizzata per rafforzare o smantellare le strutture di ingiustizia esistenti.

In conclusione, la transizione verso un sistema tecno-sociale conviviale richiede un ripensamento fondamentale di come l’AI viene sviluppata e impiegata. Solo ponendo al centro obiettivi sociali e promuovendo una partecipazione dal basso, possiamo sperare di guidare l’AI verso un futuro che sia benefico per tutti i membri della società. Questo richiede non solo l’expertise tecnologico, ma anche una profonda comprensione sociologica e un impegno etico costante.

(Alberto Viotto)

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